SaRa Stampa

Questa articolo nasce da un post condiviso su facebook da un amico, a riprova che anche i tanto temuti social network, come qualsiasi mezzo di comunicazione, possono essere delle preziose fonti di informazioni. Parlava di una quercia fossile proveniente dal Lago di Martignano e relegata in un angolo della Cristoforo Colombo, ormai abbandonata a sé stessa, tra rifiuti ed escrementi.

La curiosità di saperne di più mi ha spinto a documentarmi e, grazie ai testi di Lamberto Ferriricchi, sono venuta a conoscenza di una storia di cui ero all’oscuro.

Il lago di Martignano, a circa 30 km da Roma e a meno di 3 km dal lago di Bracciano, è localizzato nel comune di Anguillara Sabazia: ha una profondità massima di circa 54 metri e una superficie di 2,5 km quadrati. All’inizio degli anni ’70, quasi per caso, a otto metri di profondità vennero ritrovati dei tronchi d’albero parzialmente fossilizzati, alcuni dei quali ancora in posizione verticale. Leggi il seguito di questo post »

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E’ notizia di questi giorni quella che racconta di un alunno di una scuola toscana che, con casco integrale in testa, si è avventato contro il suo professore intimandogli di mettersi in ginocchio e di dargli sei, probabilmente a fronte di un’interrogazione che da quel voto era molto distante.

La giostra dei social e quella dei media tradizionali (e non) è subito partita: servizi, articoli, speciali, collegamenti in diretta e poi l’immancabile hashtag che ha portato, quasi come fosse un’epidemia, alla “scoperta” di altri casi analoghi.

La denuncia di quanto fatto da quel ragazzo di cui in pochi conoscono il volto e il nome è rimbalzata ovunque: lo sdegno dei cittadini intervistati per le strade, l’analisi accurata di psicologi ed insegnanti, la condanna del Ministero…tutto come da copione.

C’è però un anello rotto in questa catena che inspiegabilmente sembra essere stato notato da pochi: se l’artefice minorenne di quel gesto è stato “oscurato dai pixel” (saggiamente indossando il casco integrale si era già avvantaggiato!) e tutelato (la cara Privacy…) per quale motivo sensato, invece, tutta Italia ha dovuto conoscere il volto e le reazioni di quel professore? Leggi il seguito di questo post »

Gentile Presidente Mattarella,
Le scrivo per segnalarLe una situazione di cui credo sia al corrente ma che, dopo anni di esperienza, mi sento moralmente in dovere di farLe presente.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Questo  recita l’articolo 1 della carta costituzionale della nostra cara nazione. Questa è la premessa da cui voglio partire e in base alla quale voglio porLe due domande:

– Lei considererebbe tale un lavoro che prevede una paga oraria di poco più di 5 euro (in alcuni casi anche inferiore), con un orario di lavoro giornaliero di 25 ore continuative (in alcuni casi anche superiore) senza pausa pranzo e cena garantita (volendo neanche quella bagno!) e con una miriade di responsabilità che, in caso di errore, sfociano nel penale?

– Consiglierebbe a Sua figlia di farsi avanti per una posizione lavorativa di questo tipo?

Alla luce dei Suoi discorsi e dall’attenzione che ha sempre dimostrato nei confronti del lavoro ed in particolare di quello giovanile, mi permetto di credere che le Sue risposte alle mie domande possano essere negative. Immagino, infatti, che un’azienda che proponesse ad un lavoratore un “pacchetto simile” a quello sopra descritto verrebbe immediatamente tacciata di sfruttare la propria forza lavoro. Magari finirebbe anche sulle prime pagine dei giornali, spingendo sindacalisti e politici di turno ad intervenire.

Mi duole scriverlo ma il pacchetto in questione è stato proposto proprio dallo Stato italiano di cui Lei è il più alto rappresentante. Ed è proprio per questo che in prima istanza mi rivolgo a Lei. Leggi il seguito di questo post »

L’inverno è la stagione dei camini, il luogo storicamente adibito a raccogliere e tramandare racconti. E proprio una storia di vita ha portato me e Francesco in località Casalini, tra Montevirginio e Canale. L’appuntamento è nel pomeriggio: con Francesco, dopo essere passata a prenderlo a casa, raggiungiamo la figlia di Felice Rossi, Stefania che ci aspetta proprio davanti alla Chiesa di S. Egidio. A combinare questo nostro incontro è stato Marcello Piccioni che con il suo modo vivace e apparentemente strampalato, tra una prescrizione e una misurazione di pressione, qualche giorno prima, telefonicamente, mi ha presentato “l’addetta alle relazioni estere”, così ha chiamato la figlia di Felice, Stefania.

Arrivati a casa veniamo accolti da un caldo e piacevolissimo tepore casalingo e dalla moglie Vittoria. Minuta, apparentemente molto timida ma al tempo stesso capace di farci sentire dopo pochi istanti a nostro agio. Indossa un maglioncino celeste e con la coda degli occhi ci indica dove trovare Felice: ci aspetta su una poltrona che è affianco ad un pianoforte e proprio davanti al televisore acceso. Davanti a lui un divano che di lì a poco diventerà la nostra postazione di ascolto. Leggi il seguito di questo post »

La società è una grande corrente in continuo divenire: un inesorabile e profondo fluire, a dispetto della calma piatta che spesso traspare in superficie. Ma sappiamo bene che ciò che non si vede non necessariamente è qualcosa di inesistente. E così, con il trascorrere degli anni, la società cambia, si adatta, si apre e si chiude, in una continua danza di cui tutti noi siamo protagonisti.
Capita, però, che in alcuni momenti storici questo cambiamento profondo sia più tangibile anche in superficie. Così, assistendo ad una chiacchierata tra pendolari della linea ferroviaria Roma-Viterbo, ho potuto constatare quanto il nostro privato sia diventato “inevitabilmente” pubblico.
Si parlava di politica e, inconsapevolmente, il gruppo si era diviso in due fazioni. Faceva eccezione un uomo di mezza età che non aveva le idee chiare e non riusciva quindi a schierarsi né con l’una né con l’altra parte, rimanendo il più delle volte in silenzio. Vedendo il tutto dall’esterno, questa sua posizione appariva probabilmente la più confusa ma poi, ascoltando le argomentazioni di entrambi gli schieramenti, con il trascorrere del tempo è diventato chiaro che invece quell’uomo di mezza età era probabilmente l’unico che affrontava la discussione con occhi più liberi da veli e colori di appartenenza. Leggi il seguito di questo post »

Questa storia che vi racconto parla di una persona che non ho mai conosciuto ma di cui ho avuto notizia grazie al fratello, Augusto Lavini, recentemente scomparso e a cui dedico questo post. Proprio lui nel 2001 accettò di farsi intervistare da me in occasione di un laboratorio di storia contemporanea a cui stavo partecipando all’università e che era organizzato dal mio ateneo, in collaborazione con l’archivio di Stato di Roma. Quel giorno, parlando del periodo della seconda guerra mondiale e degli anni successivi la fine del conflitto mondiale, mi raccontò quello che era accaduto a suo fratello, Alessandro Lavini, nato proprio a Canale Monterano il 18 marzo 1920. 
Nella primavera del 1945 Alessandro si trovava in Liguria e stava cercando in qualche modo di tornare a casa. Era entrato a fare parte della quinta “Brigata partigiana Baltera” e il suo nome da partigiano era “Ardito”.
La Baltera (o Brigata dei Fratelli Figuccio) era una delle brigate Garibaldiorganizzate dal Partito Comunista Italiano (all’interno però vi militarono anche esponenti appartenenti al CLN e al partito socialista), che operava nelle montagne del savonese. Come elementi distintivi, i componenti delle brigate Garibaldi erano soliti indossare fazzoletti rossi al collo e stelle rosse sui copricapi. Leggi il seguito di questo post »

Indagare sulla storia del proprio territorio è davvero affascinante e più passa il tempo e più mi accorgo che tanto c’è da conoscere e da imparare. Così, per caso, durante una delle mie ricerche on line, mi sono imbattuta in un documento che raccoglieva informazioni sulle modalità in cui durante la seconda guerra mondiale venivano trasmesse le informazioni “non istituzionali”. Come facevano partigiani e alleati a comunicare?  Tanto è stato scritto a riguardo ma non sapevo che proprio nella zona del Lago di Bracciano fosse stato segnalato un episodio “tipo”.

Era il novembre del 1943 e, oltre alla nota Radio Londra, un po’ ovunque nascevano emittenti clandestine locali che servivano per aggiornare sull’andamento generale della guerra ma soprattutto per dare informazioni ed indicazioni “pratiche”. Fu proprio la radio che il 15 novembre del 1943* annunciò il lancio nei pressi del lago di Martignano, (nel Comune di Anguillara Sabazia) di una trasmittente e di soldi utili a sostenere la lotta per la liberazione. Ad occuparsi del lancio furono gli inglesi, mentre a dare la notizia fu proprio Radio Londra. L’annuncio venne raccolto da Edoardo Volterra e Vincenzo Baldazzi che, vestiti da turisti, da Roma con due biciclette si recarono direttamente sul posto. Il lancio sarebbe avvenuto di notte, tra l’una e le tre del mattino. Leggi il seguito di questo post »

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