SaRa Stampa

Stop Disegno Icona - Immagini gratis su PixabayNo, io non sono d’accordo che ci sia una giornata dedicata alla donna perché la donna va festeggiata tutto l’anno!
No, io non sono d’accordo sul fatto che oggi si festeggi la festa della donna… non è una festa, cosa c’è da festeggiare?!
No, io non sono d’accordo che un Sindaco donna sia chiamata Sindaco, voglio che sia chiamata Sindaca!
No, io non sono d’accordo sul fatto che una donna debba essere chiamata direttrice d’orchestra, ma voglio sia chiamata direttore d’orchestra!
No, io non sono d’accordo che in politica ci siano le quote rosa, la loro presenza non deve essere un’imposizione!
No, io non sono d’accordo che non ci siano donne ai vertici delle società e delle istituzioni più importanti del Paese, bisognerebbe che la politica facesse qualcosa!
No, io non sono d’accordo che in tv ci siano le “veline e le vallette”, le donne non sono solo tette e culi!
No, io non sono d’accordo che in tv i programmi in cui le donne possono dire la loro diano un’immagine di una donna stereotipata e maestrina, in cui la bellezza non trova mai spazio!

Basta! Non se ne può più! Allo stato attuale tutto e il contrario di tutto crea malcontento. Leggi il seguito di questo post »

Draghi sì o Draghi no?
Una domanda che negli ultimi giorni e nelle ultime ore occupa la maggiore parte dei nostri media.
Una domanda lecita, sicuramente, ma una domanda vuota. Vuota perché non centra il focus del problema.

Abbiamo affrontato un’emergenza senza eguali nella nostra Storia recente, nata come sanitaria ed aggravatasi col trascorre dei mesi fino a diventare anche economica e sociale. Non è certo un segreto che non si possa vivere a lungo in emergenza, qualunque essa sia, e quindi è necessario e quanto mai urgente uscire fuori dalle sabbie mobili in cui siamo caduti o almeno cominciare a ragionare sul come farlo.

Alla luce di questa semplice considerazione, la domanda che dovrebbe occupare incessantemente i nostri media e soprattutto l’agenda politica dovrebbe essere questa: cosa accadrà domani?
O meglio, cosa vogliamo costruire domani? Ed in che modo?

Ed allora non è una questione di Draghi o non Draghi. L’esigenza che si ha oggi è più profonda e difficile da soddisfare: le persone sono stanche e sfiduciate. Serve quindi visualizzare insieme una prospettiva che dia speranza ed entusiasmo. Serve percepire e sentire propria la possibilità di trasformare questi giorni difficili in fondamenta per edificare giorni felici.
 
In questo impresa il ruolo dei media non è secondario: non si deve scadere nei facili trionfalismi propagandistici ma neanche occuparsi solo della cronaca dei fatti, volta a sottolineare quanto “siamo messi male”. Bisognerebbe scrivere di buone pratiche. Mostrare punti di vista alternativi, capaci di individuare strade di cui discutere e su cui confrontarsi.

Non sarà Draghi a cambiare le nostre sorti. O almeno non solo. Lui o chi per lui o con lui avranno la responsabilità di individuare delle strategie politiche ed economiche ma da soli, anche con le migliori intenzioni, non riusciranno davvero a fare invertire la rotta di questa nave in balia delle onde.

Tutti dobbiamo avere chiaro dove stiamo andando ed essere messi nelle condizioni di fare la nostra parte per remare nella stessa direzione.

Sono giorni difficili per tutti… i colori accesi che dipingono la vita, sembrano avere lasciato il posto a mille e diverse tonalità e sfumature di grigio. In questo contesto, quindi, è quanto mai importante alzare lo sguardo per guardare oltre il proprio naso e le proprie scarpe, puntando l’attenzione sulla direzione presa, oltre che sulla strada che si sta percorrendo.
Oggi non servono “cronisti”, o almeno, non solo. Oggi servono visionari e sognatori. Abbiamo tutti quanti bisogno di qualcuno che, in grande o in piccolo, ci mostri che questi giorni passeranno e che il domani sarà migliore. E non è semplice trovarne. Perché in momenti così complessi è più facile e frequente incontrare venditori di fumo che, per l’appunto, con le loro false promesse e prospettive non fanno altro che offuscare ancora di più la vista del domani.

Non è facile essere sognatori, per farlo, infatti, bisogna essere un po’ “fuori dalla realtà”. E non tutti se la sentono. Di buono c’è che per essere sognatori non ci sono limiti di età: può essere più sognatore un nonno di 90 anni che un uomo di 30! Per sognare c’è un unico requisito: bisogna essere liberi.
Liberi di osare
Liberi di sbagliare
Liberi di dire
Liberi di stare in silenzio
Liberi di provarci
Insomma,
Liberi di essere liberi

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Il Mondo è ormai diventato un grande campo da calcio dove diverse tifoserie si scontrano, tifando per i propri colori e screditando quelli altrui. Tutti convinti di conoscere LA VERITA’!

In un periodo storico in cui di certo c’è solamente il desiderio che questi giorni passino in fretta, molti si sentono depositari di un sapere superiore e certo. E così non serve più avere tempo per fermarsi a maturare la propria opinione e diventa più semplice scegliere la “propria parte” e seguire la corrente: “mi piace forzati”  e condivisioni “in serie” sui social, frasi ripetute all’infinito il più delle volte solo per sentito dire, articoli giornalistici così faziosamente faziosi da rendere la lettura un qualcosa di superfluo per quanto chiunque sappia già cosa vi troverà scritto. Ecco solo alcuni degli “effetti collaterali” di questo modo di fare.

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